Rifugio di memorie 

 
 

Matéria Publicada na Revista Comunità Italiana, edição nº 145, julho de 2010

 
 

Unite la curiosità di conoscere meglio il vostro passato all’orgoglio discoprire e capire come i rapporti locali hanno formato uma società. Se da una parte sembra un’impresa faticosa, dall’altra il risultato può essere condiviso da decine di persone. E, come in uma riunione di festa, dopo 15 anni di ricerche, si può verificare l’unione di questi ingredienti nei festeggiamenti del centenario della Colônia Agrícola da Constança, fondata a Leopoldina, comune facente parte della Zona da Mata di Minas Gerais a 322 chilometri da Belo Horizonte.

I festeggiamenti si sono svolti in aprile, ma a giudicare dai risultati ottenuti finora non è esagerato affermare che c’è materiale per farne molti altri. Tanto che oltre ad aprile – mese che ha ricordato anche i 130 anni dell’immigrazione italiana in questo comune –, in agosto la popolazione e i visitatori approfitteranno della festa in onore del patrono della colonia, Danto Antonio di Padova, per continuare nel clima.

Le feste nella Colônia Agrícola hanno assunto um sapore speciale e sono state rese possibili a cominciare dagli chef Nilza Cantoni e José Machado Rodrigues. Nati a Leopoldina, hanno lasciato la città qualche decina di anni fa per costruire le loro vite (lei a Petrópolise lui a Rio de Janeiro), si sono dedicati alle rispettive carriere di professoressa e di avvocato, ma hanno conservato la voglia di saperne di più delle loro origini. — la storia dell’immigrazione a Leopoldina non è diversa da quella di altri luoghi che hanno accolto mano d’opera straniera per lavorare nell’agricoltura a partire dal 1880. Tuttavia attraverso i registri parrocchiali, come quelli di battesimi e di anagrafe, abbiamo appurato che nel periodo di tempo che abbiamo scelto per investigare, cioè fra il 1880 e il 1930, il 10% della nostra popolazione era composta da immigranti. Oggigiorno tra il 50 e il 70% dei circa 60 mila abitanti di Leopoldina è oriundo – spiega Nilza, anche lei discendente di italiani.

Nel 1994 la professoressa psicopedagogista ha cominciato a fare ricerche sulla storia locale nei libri parrocchiali. Al suo lavoro si sono aggiunte le testimonianze che le davano i cittadini. Oltre a curiosità – come la scoperta che il primo padre italiano era arrivato in città nel 1896 – Nilza e José Luiz hanno scoperto per esempio che, nel periodo preso in esame, 4 mila persone che abitavano nel comune erano nate fuori dal Brasile. E anche che la presenza italiana arriva da 14 regioni italiane diverse e con 434 cognomi. Anche se non ha potuto registrarne nessuno José Luiz spiega il fascino per questa storia: — I miei antenati erano spagnoli e portoghesi, ma ho vissuto fino ai nove anni in un luogo vicino alla Fazenda Boa Sorte, dov’era la colonia. Questo ha fatto sì che il contatto con gli italiani fosse proficuo. Anche perchè mio padre era figlioccio di un ex colono. Non è possibile non appassionarsi della storia di quel posto e di quel popolo.

Il materiale raccolto dai ricercatori ha raggiunto la notorietà fra il 1999 e il 2001, quando hanno cominciato a pubblicare un articolo settimanale sul giornale cittadino Leopoldinense. La materia dell’articolo narrava le scoperte fatte sulle famiglie e sui legami esistenti fra un gran numero di cittadini.

— Abbiamo trattato di persona la storia orale e sociale insieme agli abitanti, e quando abbiamo cominciato a scrivere sul giornale sono cominciate ad arrivare lettere e telefonate — ricorda.

In questa fase faceva parte della routine di Nilza visitare l’Arquivo Nacional di Rio de Janeiro e l’Arquivo Público Mineiro. I risultati della ricerca, con l’arrivo dall’Italia di fotografie e documenti di famiglie che collaboravano, prendevano corpo. Nel 2006 la partecipazione al Seminário de Imigração Italiana a Minas Gerais, organizzato dalla associazione Ponte entre Culturas a Barbacena, ha inaugurato una nuova fase nel lavoro della coppia di ricercatori.

— Per noi la cosa importante è far circolare le informazioni. Ho imparato molto dal contatto con le persone. Per quanto noi possediamo la tecnica, la metodologia, la pratica è un’altra cosa. Perciò abbiamo pensato che con tutti questi elementi si poteva festeggiare il centenario. E abbiamo avuto ragione — dice Nilza solennemente.

Lo sviluppo di questa fase ha prodotto degli inviti a tenere conferenze e richieste per fare ricerche bibliografiche e registrazioni. L’avvicinamento con lo storico Julio Cezar Vanni, anche lui ricercatore della presenza italiana in Brasile e direttore di Comunità, è una delle conquiste della coppia. Vanni ha studiato a Leopoldina fra il 1941 e il 1945, e ricorda il bel tempo passato nella città. A quel tempo l’antico Ginásio durava 5 anni e le famiglie di Minas che potevano offrire ai propri figli delle buone possibilità di studio li mandavano a Leopoldina, a Juiz de Fora o a Petrópolis. Quindi Vanni è stato lí, in un collegio interno, per prepararsi all’università.

Capa da Revista Comunità Italiana, edição 145, julho de 2010

Centenario della colonia agricola in Minas Gerais riunisce due ricercatori appassionati dell’Italia e riscatta la storia delle prime famiglie che hanno abitato nella regione.

Silvia Souza

 
  Revista Comunità Italiana, edição 145, julho de 2010 página 50  
  Revista Comunità Italiana, edição 145, julho de 2010 página 51  
 

— Ricordo le lezioni giornaliere che ci preparavano, più che ad apprendere le materie, ad apprendere a come diventare buoni cittadini. Il sabato e la domenica ci godevamo la città e i balli. E’ stato in questo periodo che il mio interesse per la vita comunitaria ha dato vita a quaderni con note sui nomi di origine italiana. Davo un’occhiata sul registro di classe e prendevo nota. Ricordo anche le feste juninas nella Capela da Onça, a 4 km dal centro. Ci andavo con i miei compagni di scuola per fare la corte alle ragazze — commenta Vanni ridendo.

Con storie di questo tipo e di persone che si sono stabilite a Leopoldina, Nilza e José Luiz hanno lanciato un blog (www.coloniaconstansa.blogspot.com) in cui condividono le informazioni sulla regione con tutte le persone interessate.

— Siamo molto soddisfatti della partecipazione della popolazone e se questa iniziativa è servita per ravvivare il sentimento di appartenenza a quella storia, ne è già valsa la pena. Dopo la Festa di aprile abbiamo ricevuto richieste e contatti da persone di Goiás, Rondônia e Espírito Santo. La mole di lavoro è tanta, ma è molto interessante percepire il valore di questo riscatto, che dopo aver unito la nostra città adesso raggiunge altre persone — conclude Nilza.

Fede e tradizioni

Con circa 70 lotti, ognuno dei quali di circa 25 ettari, la Colônia da Constança era destinata alla produzione agricola. Nel 1921, anno dell’emancipazione, alcuni coloni possedevano carri con buoi, carretti e aratro. Risulta dalle interviste fatte a discendenti dei coloni che era comune che i figli dividessero i compiti, ed era destinato agli uomini il lavoro faticoso dell’agricoltura e la costruzione di case, mobili e utensili domestici.

La ricerca di Nilza e José Luiz si basa sui certificati della parrocchia, per la maggior parte certificati di matrimonio. La cappella della colonia ha come patrono il santo conosciuto come protettore dei matrimoni, Santo Antonio di Padova. Oltre ad essere il centro della vita religiosa degli abitanti locali, la cappella era anche la sede del divertimento dei cittadini. Sia per festeggiare il giorno del santo sia per le feste normali, fin dalla sua costruzione il punto d’incontro per gli abitanti è intorno alla cappella conosciuta anche come Igrejinha da Onça, dovuto al nome dell’antica proprietà agricola che c’era là. E’ passato del tempo, ma se la modernità ha portato maggiore sviluppo nella regione, con cambiamenti geografici e strutturali, la Igrejinha conserva ancora le caratteristiche dell’epoca.

Come accade tutti gli anni, la devozione al santo che ha benedetto tante unioni familiari locali non è stata dimenticata. Nonostante la Chiesa Cattolica festeggi i santi il giorno della loro morte (il giorno di Santo Antonio è il 13 giugno), il consiglio della Capela ha scelto alcuni anni fa di festeggiarlo il giorno della sua nascita, il 15 agosto.

— Il Conselho da Capela, costituito da abitanti della comunità, ha deciso di spostare la data commemorativa al giorno della nascita del suo Patrono dovuto alla profusione di feste juninas e alla tendenza di presentare uma forma di paganesimo esacerbato che toglieva alla festa il suo significato. Quest’anno il consiglio ha deciso di rendere omaggio all’immigrazione italiana. La festa avverrà il 14 agosto com molti riferimenti alla cultura dei primi abitanti della colonia — ci fa sapere Nilza.

 
 

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